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martedì 30 agosto 2011

LEI: LA MIA ISOLA


Immagina una barchetta di carta che spinta dal vento comincia il suo viaggio in una vasca che per tanto piccola e circoscritta che sia è più grande di ciò che sembra.
Quella vasca si trasforma presto in un oceano che però non è fatto di acqua ma è riempita di alcol e tu capitano di quella barchetta, con il tuo cappello da bucaniere la guidi seguendo una mappa che osservi al contrario, senza accorgertene.
Viri il timone a destra quando invece nella realtà vai a sinistra e convinto prosegui verso NORD ma la tua rotta è in direzione opposta, a SUD.
Il tuo equipaggio ti ha abbandonato, sei rimasto solo, in balia del mare che sembra agitarsi.
Hai paura.
Non sai nemmeno se la barca riuscirà a rimanere a galla, eppure continui il tuo disperato viaggio.
Presto ti rendi conto che le scorte di acqua son finite e allora prendi un bicchiere vuoto e ti affacci dalla balaustra della barca, lo riempi, poi lo alzi, lo avvicini alle labbra e butti giù.
Quel giorno però hai molta sete ed allora ti affacci nuovamente dalla fiancata del tuo veliero cartaceo e riempi nuovamente il bicchiere, poi lo alzi e butti giù il secondo.
Ripeti lo stesso gesto una terza ed una quarta volta, poi una quinta ed anche una sesta, dal settimo bicchiere cominci a brindare con te stesso senza nemmeno sapere perchè lo stai facendo, ma la cosa ti fa sentir meglio e così continui a dissetare il tuo male di vivere utilizzando come anestetico quell’ alcol di mare a mò di morfina!
A furia di bere hai perso il conto dei brindisi e dei bicchieri riempiti, ti stendi per terra e decidi di lasciarti cullare dalle onde.
Sei stufo di seguire rotte che non ti conducono da nessuna parte, così decidi di fermarti e di lasciarti condurre da chi forse sa dove portarti, in questo caso hai scelto le onde, le quali ti spingono come un neonato nella propria culletta.
Le onde ti dondolano, ti spingono dove non immagini nemmeno di arrivare e quando ci arrivi non sai nemmeno di esserci arrivato perchè ubriaco giaci steso nella tua barca ormai arenata a riva.
Il mattino seguente ti svegli, ti guardi attorno e noti che sei finalmente con i piedi piantati sulla terra ferma, hai finalmente ritrovato la tua isola o forse è lei che ha ritrovato te.
Lei (l’isola) è tornata finalmente  ad essere la tua casa, la tua amica, la tua compagna di giochi, la tua complice.
Hai aspettato questo momento durante tutto il corso del viaggio fatto con quella piccola barchetta di carta, é durato anni, ma ora sei tornato e niente ti potrà espatriare nuovamente dal tuo rifugio, così riempi un secchio di alcol marino e bagni la barca oramai a riva, poi prendi 2 pietre e le sbatti finchè una scintilla non fa sì che la barca prendi fuoco e cominci a bruciare.
Velocemente le fiamme riducono in cenere quella piccola barchetta  di carta e tu riprendi la tua vita.
Per poco, per molto poco, perchè mentre tutto sembra tranquillo, d’improvviso il vento cambia.
Inaspettatamente il mare si alza ed onda dopo onda lo stesso mare seppellisce quella che credevi fosse di nuovo la tua isola, ritrovandoti nuovamente in mezzo al mare, questa volta senza nemmeno  quella piccola barchetta di carta, che per tanto tempo in passato era stata la tua unica speranza!