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mercoledì 6 aprile 2011

Imago spectacularis

occhio nucleare: è un immagine frutto del mio lavoro creativo ed è il significato dell'inettitudine di fronte a ciò che è più grande di noi. Davanti a quell'immagine riflessa l'uomo non può nulla restando spettatore della conclusione del suo destino.



"Potrebbe essere il più grande spettacolo a cui potreste essere presenti,

il più incredibile artifizio umano,

il più luminoso fuoco da vedere a capodanno.

Sarebbe la scena più emozionante del film visto al cinema,

l'evento mediatico con maggior audience televisiva,

il titolo in prima pagina presente sul giornale di domani mattina,

il tutto esaurito dello spettacolo teatrale più atteso...

L' immagine che vedreste da vivi sarebbe un immagine spettacolare.



...e se fosse soltanto l'ultima immagine impressa nei vostri occhi?"

                                                          
                                                                      (Marco Savastano)



e se la morte non fa così tanto spavento a volte la vita sa farne molta...








Il nome di Černobyl divenne famoso in tutto il mondo dopo il 26 aprile del 1986 quando, in seguito a gravi errori del personale, irresponsabilità dei dirigenti ed errori di progettazione, durante l'esecuzione di un test nella locale centrale elettronucleare, nel corso di una simulazione di guasto al sistema di raffreddamento, le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono per davvero fino alla fusione del nocciolo del reattore n° 4, con due conseguenti esplosioni (non nucleari ma con effetto 100 volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki, se messe assieme in termini di contaminazione ambientale), che fecero scoperchiare la copertura e disperdere nell'atmosfera grandi quantità di vapore contenente particelle radioattive. 

Si levò una nube radioattiva, che il vento portò in tutta Europa e che raggiunse il Mediterraneo nei successivi 14 giorni , riportando a terra con la pioggia le particelle radioattive, dove possono essere rilevate ancora oggi con un contatore Geiger a circa 10 centimetri sotto la superficie. Per due settimane, operai ed elicotteristi dell'aviazione russa ricoprirono il nocciolo fuso dall'alto, con sabbia a base di boro, silicati, dolomia e piombo, finché l'emissione di vapore radioattivo cessò sabato 10 maggio 1986.







Pripyat, 26-27 aprile 1986

Il reattore n°4 era esploso la notte prima, ma gli abitanti della città non vennero informati.
Gli operai della centrale che erano ancora ignari circa il disastro, il mattino seguente andarono regolarmente al lavoro poiché nessuno pensò ad avvisarli.
Mentre i cittadini conducevano la vita di tutti i giorni restando esposti a massicce dosi di radiazioni senza saperlo, gli esponenti governativi residenti in loco, tra i primi ad essere informati, avevano già provveduto a fare le valigie.
In un primo momento il governo comunista cercò in tutti i modi di nascondere la reale entità della catastrofe, mentendo spudoratamente alla popolazione e all’intera comunità internazionale.
Ma alla fine, quando la sirena suonò tutto fu tremendamente chiaro…
Quel giorno, i livelli ufficiali di radioattività a Pripyat avevano raggiunto 1 ROENTGEN/H , ma la gente dice fossero addirittura 7.
Tali livelli sono da considerarsi letali in entrambi i casi.
Le autorità sovietiche iniziarono ad evacuare la popolazione di Pripyat a partire dalla sera del 27aprile, 36 ore dopo l’incidente.
Giunsero da Kiev decine di autobus che trasferirono i civili verso luoghi più sicuri.
Nessuno era realmente conscio di ciò che stava accadendo. Decine di persone si soffermarono fino a tardi, la notte dell’esplosione, per ammirare la luce scintillante sopra il reattore.
I primi liquidatori furono coloro che vennero incaricati di prelevare i blocchi di grafite dal tetto  per gettarli a braccia dentro allo squarcio dove si trovava il reattore.
Il reattore continuò a bruciare per giorni e venne spento con l’ausilio di elicotteri che sganciarono tonnellate di boro, silicati, sabbia e dolomia, materiali particolarmente efficaci nella schermatura delle radiazioni.
Oggi Pripyat è una città fantasma.
A causa delle radiazioni, il territorio sarà precluso all’insediamento umano per almeno
450 anni.





















Le conseguenze sulla popolazione locale furono molto forti nelle prime fasi dell'incidente e durano ancora malgrado i decenni trascorsi.

Circa 350.000 persone furono evacuate dalla città e dalle zone adiacenti. Nonostante le radiazioni emesse durante quella catastrofe, la città, con 800 anni di vita, riuscì a sopravvivere, anche se mutilata. Vi risiedono ancora operai governativi, impegnati nella rimozione delle scorie nucleari. Circa 700 persone, per lo più anziani, hanno scelto di tornare alle loro case, incuranti del pericolo.

Nell'ottobre del 1988 si parlò di radere al suolo una parte della città a causa del forte inquinamento radioattivo, soluzione in seguito abbandonata per l'enorme quantitativo di particelle radioattive che si sarebbero sollevate assieme alle macerie degli edifici demoliti.

Il reattore distrutto fu ricoperto da una struttura di contenimento, chiamata sarcofago, e la centrale di Chernobyl è stata mantenuta in funzione a regime parziale e ha continuato a fornire energia elettrica alla città di Kiev fino all'anno 2000, quando l'ultimo reattore in esercizio è stato spento.

Oggi ancora una volta tutto questo si sta ripetendo. questa volta però in Giappone a Fukushima.











e mentre il pianeta piange e comincia pensare di dover fare un passo indietro,
 l'Italia...

















"...scomposizione di cellule?"

a volte conviene conoscere a fondo l'argomento di cui si parla prima di potersi permettere di aprire bocca, altrimenti si rischia di fare brutta figura...














ma per fortuna non tutti la pensiamo come lui approposito del nucleare...












spero di essere stato il più possibile esplicativo in questo post di quanto possa essere pericoloso l'uso dell'energia nucleare!!!
il 12 ed il 13 giugno vota "si" al referendum contro il nucleare!!!

Non è un gioco...
è la nostra storia...
Non lasciare che accada di nuovo.


2 commenti:

  1. Ricordo un libro letto alle scuole medie, "Il popolo della tana", la storia di un post-conflitto nucleare e di un gruppo di bambini e adolescenti che si ritrovano da soli a dover affrontare un mondo ostile, privato della sua bellezza e del necessario per la sopravvivenza, con il solo conforto e stimolo dato dalla fiducia in un futuro migliore.

    Una riflessione importante è questa: cosa vogliamo lasciare alle generazioni future? e cosa vogliamo farne del nostro futuro più prossimo,visto che i rischi derivanti dal nucleare possono diventare pericolo immediato senza alcuna preavviso utile?

    “Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli.”
    [Capo Sioux Toro Seduto]

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  2. Credo si possa definire la cruda dimostrazione ke l'essere deve combattere,forse x sempre, contro il più temibile degli avversari la creatura umana.
    Il punto da cui partire mi rimanda a quel famoso "cogito ergo sum". Sum,sono,essere,esistere,pensare,potere.
    Possiamo ribadire ke nn si è pedine ma ke ognuno è fautore del proprio destino.
    Ai posteri l'ardua sentenza....

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