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lunedì 31 marzo 2014

L'irrangiungibile

L'irrangiungibile lo sfiori con le dita e poi vola via, lo calpesti con i piedi prima di perder l'appoggio, lo insegui con lo sguardo prima che sparisca. L'irrangiungibile è qualcosa in più di un semplice oggetto, di un semplice desiderio. È un sentimento, un emozione, un sorriso e subito dopo un pianto. L'irraggiungibile è ciò che nn stringi tra le mani. È scherzo di un gioco svolto da un caso beffardo. Un sacco gonfio d'aria che viene aperto.L'aria diventa nuovamente inafferrabile disperdendosi in volo. E tutto diventa nuovamente irraggiungibile.

martedì 31 luglio 2012

"OFF" sul fondo di un caffè



Sensuale, a piedi scalzi ballava sotto le stelle, tastando la sabbia sotto di lei con energia. Indossava una lunga gonna sottile di seta ed una canotta nera. Innamorata delle stelle che brillavano alte nel cielo, si muoveva lentamente  raccontando storie di se attraverso le movenze del suo corpo. Altre persone le ballavano intorno e lei sorridente sembrava alzarsi sopra tutti, isolandosi dal resto del mondo. Non era come gli altri. Non lo sarebbe mai stata.
Le  sue gambe lunghe e drittte sembrava che parlassero, descrivendo il mondo sconosciuto e mai visto da tanti e quella musica che usciva fuori dai diffusori distribuiva energia sottoforma di follia intensa.
Corpi sudati si sfioravano, si toccavano, si scambiavan di posto, mischiandosi, amalgamandosi, così come il dj faceva con la musica che passava sotto le sue mani. Un enorme festa illuminata da proiettori colorati che arricchivano l’atmosfera trasformandola in un grande falò fatto di gente che sorrideva brilla di vita.
Non c’era nessun uomo o donna con l’interruttore spento. Ognuno aveva il suo cursore sulla scritta “ON”.
Lei era viva più che mai e senza sosta, con la sua vivace esibizione, continuava a restituire alla notte tutto ciò che poteva, per contraccambiare  ciò che la vita le aveva donato durante i suoi 23 anni nel mondo.
Aveva gli occhi che le brillavano, che non riuscivano a non destare attenzioni altrui.
Lunghi capelli castani sembravano accarezzarle la schiena passando prima per la nuca, poi x il collo e subito dopo per le spalle. Come una rampicante la percorrevano da dietro fino a giungere a metà strada tra il capo ed il fondoschiena. Poi con le mani li riunì insieme e li legò in una coda mentre cercava di svincolarsi dalla folla. Lontana da occhi e zanne di uomini che cercavano di prenderla per le cosce invece che per la mano.
Raggiunse il bar, sedette su uno sgabello e cacciò dalla borsa un pacchetto di sigarette dal quale ne sfilò una. La mise tra le labbra, sporcandola con il suo rossetto color amarena e la accese.
Un secondo o due e poi espirò.
Il fumo usciva caldo dalla sua bocca mentre lei osservava barman acrobatici che agitavano vodka e succhi esotici per poi servirli in bicchieri di vetro con ghiaccio.
Poi si rialzò e raggiunse la riva.
Lontana dalla musica e vicina al rumore del mare che spianava la sabbia ogni qual volta che le sue piccole onde toccavan terra, disegnando curve spumose al suolo.
Nel frattempo in pista c’era qualcuno che esagerava e che esaltato da sensazioni artificiali sconfinava la porta di una dimensione surreale che poco aveva a che vedere con la mera gioia.
L’acqua del mare le sfiorò i piedi pregandola di rimanere li, di non andarsene, mentre lei sorda risaliva verso il fulcro dell’allegria. Al centro del caos. Al centro del mondo.
Un uomo le passò di fianco e le prese una mano. Subito dopo la rilasciò e viscidamente scomparve tra la folla, come un diavolo al cospetto di Dio.
 E lei…..
Lei di cui nessuno quella notte sapeva il nome. Lei che aveva sempre ballato. Lei che aveva sempre sognato. Lei a cui luccicavano gli occhi di vita. Lei che non si sarebbe mai fermata. Lei che era in grado di far vibrare chi le era vicino. Lei che era figlia di una madre e un padre che l’hanno sfamata con il loro amore. Lei che era così ambiziosa. Lei che aveva voglia di crescere, di laurearsi, di far carriera, di viaggiare, di sposarsi, di avere dei figli e crescerli per poi da anziana giocare con i figli dei suoi figli.
Lei… portò alla bocca la sua mano destra. La stessa che aveva ricevuto un dono da quella mano senza volto che pocanzi le era passata vicino. Schiuse leggermente le labbra e poggiò quella piccola pillola sulla lingua.
La gente non si accorse di nulla.
Poi la inghiottì.
Continuò a ballare ancora un po, sensuale e meravigliosa come era
 Finchè gli occhi non persero la loro lucentezza, continuò a volteggiare sul mondo.
 Finchè il suo sorriso non si spense ed il suo corpo non precipitò per terra come una goccia caduta dal cielo, come un petalo che si stacca da una rosa che appassisce.
La magia svanì come se non fosse mai esistita quella notte, come se fosse stata messa a tacere da una maledizione più grande.
Si ritrovò stesa per terra. Con gli occhi sbarrati.
Sembrava un angelo anche mentre dormiva.
Ma quell’angelo non riprese a volare, rimase per terra tra i piedi di persone che la fissavano sbigottiti e impauriti e che non sapevano cosa fare.
La musica si spense e dalla strada vicino alla spiaggia, in lontananza si sentiva una sirena arrivare con le sue luci lampeggianti.
L’ambulanza arrivò ma purtroppo non c’era più niente da fare.
Lei si era addormentata ed al mattino non ci sarebbe stato nessun caffè a darle il buongiorno. Soltanto una tazzina vuota sul cui fondo compariva la scritta “OFF”.

sabato 28 luglio 2012

UN MONDO CHE NON SENTO MIO

Quella notte il caldo era davvero asfissiante, non facevo altro che girarmi e rigirarmi in quel letto che avrei tanto desiderato potesse diventare refrigerante. Nonostante l'afa, il sudore e qualche zanzara dura ad arrendersi lentamente le mie palpebre si chiusero scortandomi in un sonno profondo.
Mi ritrovai catapultato così in un mondo simile ma diverso.
Un mondo in cui ero io stesso architetto, artefice di tutto ciò che i miei occhi riuscivano a vedere.
Un mondo che non so bene se fosse stato migliore ma che era sicuramente mio.
Anche li c'erano uomini e donne che conducevano le proprie vite tra continui impegni affettivi, lavorativi e di relazioni.
Anche li c'erano politici, puttane di alta borghesia, attori del cinema, presentatori televisivi, veline e animatori turistici.
Anche li c'erano avvocati, ingegnieri, economisti e ciarlatani di ogni specie.
C'erano persino multinazionali enormi nel settore dell'informatica e fast food incredibilmente popolati da gente che consumava panini in pochi minuti per poi riprendere la corsa contro il tempo del quotidiano vivere. Il mio infondo non era un mondo tanto diverso dal reale.
Un enorme circo rotondo che girava intorno al sole vedendo alternarsi le quattro stagioni ogni anno. Agli angoli delle strade c'erano enormi cabine doccia che dispensavano democrazia sotto forma di soffice schiuma bianca che abbracciava le teste del popolo come una mamma.
D'altro canto da un sindaco come Gaber c'era da aspettarselo. La moneta di scambio non era ne l'euro ne il dollaro e nemmeno la sterlina. Nel mio mondo non esistevano ladri, scippatori o banche. Il caffè al bar costava un "SORRISO" ed una cena completa, comprensiva di un primo piatto, un secondo, frutta e dolce nel ristorante più "in" veniva soltanto dieci "SORRISI".
L'unica povertà che esisteva era quella morale. I poveri erano coloro che non riuscivano ad essere felici, che non riuscivano a sorridere. I ricchi della realtà erano i veri poveracci. Straccioni che brancolavano nel buio della notte e che elemosinavano felicità altrui seduti per terra con un cappello capovolto sul marciapiede.
Quella notte decisi di non svegliarmi più. Decisi di continuare a dormire per la vita. Poi d'improvviso il sole cominciò a scaldarmi la pelle. Il sole era nuovamente alto in cielo e lentamente mi accorsi di essere nuovamente sveglio in quel mondo che non sentivo mio.

giovedì 26 luglio 2012

QUALCOSA DA RICORDARE

Ricordai all'improvviso di aver dimenticato qualcosa ma non sapendo cosa continuai a pensarci su. Pensavo e ripensavo a cosa potessi aver dimenticato ma non ci fù nulla da fare.
Scesi di casa, comprai il giornale e seduto al bar mentre sorseggiavo il mio caffè lessi un articolo il cui titolo citava:
"GIOVANE RAGAZZO FORTUNATO MUORE SUICIDA DOPO AVER VINTO IL SUPERENALOTTO".
Da non credere. Forse a volte è proprio vero, i soldi non fanno la felicità.
Nel frattempo ad un tavolino, dalla parte opposta del bar rispetto a dove sedevo io, c'era una ragazza che scriveva qualcosa, immersa dinanzi allo schermo del suo pc.
Capelli corti e ossigenati, un nasino piccino, labbra strette e carnose, grandi occhi castani appena truccati ed un tatuaggio sul braccio sinistro raffigurante due fiori.
Era li da un po e non si accorse che la osservavo.
Aveva uno sguardo molto solare e anche se le labbra eran ferme, gli occhi sorridevano al loro posto. Ebbi tutto d'un tratto la sensazione di aver già visto quel volto ma non ricordavo quando.
Forse mi sbagliavo solamente.
Continuava a pigiare i tasti del pc. Chissà che stava scrivendo o chissà con chi lo stava facendo. Magari chattava su facebook.
Oppure, magari era una scrittrice e stava scrivendo il romanzo della sua vita, intessendo con lettere, emozioni e sensazioni la trama di ciò che forse avrebbe voluto diventasse un nuovo best seller.
Anche se da lontano, riuscii a notare le sue mani, sulle quali mi fermai a lungo.
Dita lunghe e sottili erano attaccate al resto delle mani sfiorando quei tasti, accarezzandoli delicatamente e allo stesso tempo frettolose, imprimevano frasi che non mi era permesso leggere su quel foglio elettronico.
La scrutai da lontano ancora un po.
Poi, il caffè nella mia tazzina finì e lei proprio in quel momento staccò lo sguardo dal monitor, incrociando le mie pupille.
I nostri sguardi si incontrarono, si parlarono, si presentarono, si conobbero.
Tutto in un paio di secondi che sembrarono minuti.
D'improvviso mi tornò a mente qualcosa. Qualcosa che avevo dimenticato. Qualcosa che forse anche quel giovane di cui parlava il giornale aveva dimenticato l'aspetto, nascondendosi da un mondo che gli aveva donato fortuna e soldi ma niente che lo abbia potuto rendere felice.
Avevo dimenticato a lungo una cosa che non avrei mai dovuto dimenticare.
Fu il suo sguardo a ricordarmelo mentre era fisso sul mio.
Mi ero appena ricordato che avevo bisogno di amare.

martedì 30 agosto 2011

LEI: LA MIA ISOLA


Immagina una barchetta di carta che spinta dal vento comincia il suo viaggio in una vasca che per tanto piccola e circoscritta che sia è più grande di ciò che sembra.
Quella vasca si trasforma presto in un oceano che però non è fatto di acqua ma è riempita di alcol e tu capitano di quella barchetta, con il tuo cappello da bucaniere la guidi seguendo una mappa che osservi al contrario, senza accorgertene.
Viri il timone a destra quando invece nella realtà vai a sinistra e convinto prosegui verso NORD ma la tua rotta è in direzione opposta, a SUD.
Il tuo equipaggio ti ha abbandonato, sei rimasto solo, in balia del mare che sembra agitarsi.
Hai paura.
Non sai nemmeno se la barca riuscirà a rimanere a galla, eppure continui il tuo disperato viaggio.
Presto ti rendi conto che le scorte di acqua son finite e allora prendi un bicchiere vuoto e ti affacci dalla balaustra della barca, lo riempi, poi lo alzi, lo avvicini alle labbra e butti giù.
Quel giorno però hai molta sete ed allora ti affacci nuovamente dalla fiancata del tuo veliero cartaceo e riempi nuovamente il bicchiere, poi lo alzi e butti giù il secondo.
Ripeti lo stesso gesto una terza ed una quarta volta, poi una quinta ed anche una sesta, dal settimo bicchiere cominci a brindare con te stesso senza nemmeno sapere perchè lo stai facendo, ma la cosa ti fa sentir meglio e così continui a dissetare il tuo male di vivere utilizzando come anestetico quell’ alcol di mare a mò di morfina!
A furia di bere hai perso il conto dei brindisi e dei bicchieri riempiti, ti stendi per terra e decidi di lasciarti cullare dalle onde.
Sei stufo di seguire rotte che non ti conducono da nessuna parte, così decidi di fermarti e di lasciarti condurre da chi forse sa dove portarti, in questo caso hai scelto le onde, le quali ti spingono come un neonato nella propria culletta.
Le onde ti dondolano, ti spingono dove non immagini nemmeno di arrivare e quando ci arrivi non sai nemmeno di esserci arrivato perchè ubriaco giaci steso nella tua barca ormai arenata a riva.
Il mattino seguente ti svegli, ti guardi attorno e noti che sei finalmente con i piedi piantati sulla terra ferma, hai finalmente ritrovato la tua isola o forse è lei che ha ritrovato te.
Lei (l’isola) è tornata finalmente  ad essere la tua casa, la tua amica, la tua compagna di giochi, la tua complice.
Hai aspettato questo momento durante tutto il corso del viaggio fatto con quella piccola barchetta di carta, é durato anni, ma ora sei tornato e niente ti potrà espatriare nuovamente dal tuo rifugio, così riempi un secchio di alcol marino e bagni la barca oramai a riva, poi prendi 2 pietre e le sbatti finchè una scintilla non fa sì che la barca prendi fuoco e cominci a bruciare.
Velocemente le fiamme riducono in cenere quella piccola barchetta  di carta e tu riprendi la tua vita.
Per poco, per molto poco, perchè mentre tutto sembra tranquillo, d’improvviso il vento cambia.
Inaspettatamente il mare si alza ed onda dopo onda lo stesso mare seppellisce quella che credevi fosse di nuovo la tua isola, ritrovandoti nuovamente in mezzo al mare, questa volta senza nemmeno  quella piccola barchetta di carta, che per tanto tempo in passato era stata la tua unica speranza!

mercoledì 20 luglio 2011

“MALEDETTA TACHICARDIA”


Quella mattina ti  alzi e c’è il sole, tutto ti sembra più luminoso,  ti senti spensierato, per giunta hai finito anche gli esami della sessione estiva, hai energie che prima non credevi di avere, ti guardi intorno ed ovunque poggi gli occhi trovi spunto per un pensiero felice.
Allora alzi il telefono, chiami un paio di amici e vi organizzate per andare a mare. Solo un ora dopo e vi ritrovate catapultati su di un lettino a prendere il sole sulla spiaggia.
Tu sorseggi una corona  ghiacciata con una fettina di limone, mentre racconti agli altri della folle serata di sabato sera e loro ti ascoltano sorridenti al tuo racconto, poi dal lido a fianco improvvisamente arriva della musica, la riconosci subito, sono i balli di gruppo, e cominci a sentire ancora di più il sapore dell’estate che è arrivata.
Pochi secondi dopo siete in acqua,  tra schizzi, risate e qualche nuotata a largo,  tu ti allontani un po’ più in la rispetto agli altri. Continui a nuotare finchè non sei rimasto da solo fai il morto a galla e fissi il cielo azzurro, sei felice, e ti accorgi che ti mancava da un bel po’ questa sensazione.
Poi la giornata di mare finisce e vi avviate verso casa, in macchina.
Nuovamente in città, il caos, il traffico ed i palazzi che coprono il cielo azzurro. Tu prendi una sigaretta la vorresti accendere ma prima che tu ci riesca ti cade dalle labbra. Il tuo sguardo è fisso sullo specchietto retrovisore. Non ci credi, è lei. Nella macchina di dietro.
Il tuo battito accelera di colpo senza preavviso e  tu ti senti nuovamente spiazzato e tradito da te stesso, dal tuo non riuscire a controllarti. Poi lei ti sorpassa e  ti saluta sorridendo. Il tuo cuore impazzisce, smascherando all’ istante tutto ciò che credevi di aver rimosso, tutto ciò che avresti voluto nascondere agli occhi degli altri, ma che adesso era troppo evidente da nascondere.
Avresti voluto solo urlarle tutto  ciò che sentivi in quel momento mentre lei ti sorpassava, ma  questa volta non ci sei riuscito. Questa volta no.
Il tuo battito non diminuisce anzi al contrario aumenta sempre più, anche dopo che avete girato per due strade opposte. La tua amica a fianco non può non averlo notato, ti guarda  e incuriosita ti chiede:
 “chi era?”
e tu rispondi:
“la donna della mia vita”
e nel frattempo pensi: “MALEDETTA TACHICARDIA”

martedì 12 luglio 2011

SHIMBALAIE



shimbalaie

Shimbalaiê, quando vejo o sol beijando o mar
Shimbalaiê, toda vez que ele vai repousar

Natureza, deusa do viver
A beleza pura do nascer
Uma flor brilhando a luz do sol
Pescador entre o mar e o anzol

Pensamento tão livre quanto o céu
Imagine um barco de papel
Indo embora para não mais voltar
Indo como que iemanjá

Refrão (2X):
Shimbalaiê, quando vejo o sol beijando o mar
Shimbalaiê, toda vez que ele vai repousar

Quanto tempo leva pra aprender
Que uma flor tem que vida ao nascer
Essa flor brilhando á luz do sol
Pescando entre o mar e o anzol

Refrão (2X):
Shimbalaiê, quando vejo o sol beijando o mar
Shimbalaiê, toda vez que ele vai repousar
Ser capitã desse mundo
Poder rodar sem fronteiras
Viver um ano em segundos
Não achar sonhos besteira
Me encantar com um livro
Que fale sobre a vaidade
Quando mentir for preciso
Poder falar a verdade

Refrão (4X):
Shimbalaiê, quando vejo o sol beijando o mar
Shimbalaiê, toda vez que ele vai repousar






Shimbalaiê*

Shimbalaiê, quando vedo il sole che bacia il mare
Shimbalaiê, tutte le volte che va a riposare

Natura, dea di vita
la belezza pura di nascere
Un fiore che brilla alla luce del sole
Pescando tra il mare e l'amo

Pensiero libero come il cielo
Immagina una barca di carta
Andando via per non tornare
Viaggiando come iemanjá

Refrain (2X):
Shimbalaiê, quando vedo il sole che bacia il mare
Shimbalaiê, tutte le volte che va a riposare

Quanto tempo ci vuole ad imparare
Che un fiore è vivo quando nasce
Questo fiore che brilla alla luce del sole
Pescatore tra l'amo e il mare

Refrain (2X):
Shimbalaiê, quando vedo il sole che bacia il mare
Shimbalaiê, tutte le volte che va a riposare

Essere capitani di questo mondo
Poter girare senza frontiere
Vivere un anno in un secondo
Non pensare che i sogni siano senza senso

Incantarmi con un libro
Che parla di vanità
Quando si deve mentire
Poter dire la verità

Refrain (2X):
Shimbalaiê, quando vedo il sole che bacia il mare
Shimbalaiê, tutte le volte che va a riposare

*Parola africana attraverso cui gli orixás africani portano un conforto di pace e bontà, di forze positive. E' altresì una forma di benessere con la natura.